ON PHOTOGRAPHY

fotografie di
Mariapia Borgnini ( CH )
Paolo Foletti (CH)
Françoise e Daniel Cartier (CH)
Gabriele Jardini (I)
Alessandra Calò (I)
Piritta Martikainen (FIN)

presso  OnArte, Minusio
15.10.2016 26.11.2016

a cura di CONSARC/GALLERIA

Il titolo OnPhotography è stato coniato sulla falsariga di OnArte, il nostro spazio espositivo per l’arte contemporanea a Minusio, ma vuol anche essere un rimando al titolo del saggio del 1978 di Susan Sontag, testo fondamentale per poter investigare sulla fotografia e la lettura delle immagini.
L’esposizione OnPhotography mette in dialogo lavori fotografici di varia natura, ma con una cosa in comune: la vicinanza con le belle arti.
Concepita in due parti interconnesse, la mostra prende forma con due esposizioni contemporanee, la collettiva negli spazi di OnArte a Minusio e la mostra personale di Alessandra Calò alla Cons Arc di Chiasso, che viene inaugurata il giorno successivo.

Discorso inaugurale
Guida


Universo Da Tavolo – 2011  –  S.T. 01
© Mariapia Borgnini
copia unica – stampa a getto d’inchiostro

montata su alluminio cm 44 x 54, in cornice

 

Orrizonte I – 2011
© Gabriele Jardini, dalla serie Caos Apollineo – 2016
Stampa digitale ai pigmenti cm 130×171 – Ed. 2/12
 

OnPhotography
OnArte, Minusio
In collaborazione con
CONS ARC/GALLERIA, Chiasso

15.10.— 26.11.2016

La collettiva On Photography, riunitasi con alcuni artisti della Galleria Cons Arc ed ospitata allo spazio OnArte di Minusio, non è nata da un disegno precostituito o da un principio inizialmente stabilito. Ma una volta sommate le individualità, accostate le presenze – come in qualsiasi congresso umano – si sono rivelati rapporti e relazioni inaspettati, temi comuni e tematiche forti.
Su tutte, emerge in questa collettiva il senso della fotografia come traccia del reale, come afferma il filosofo Philippe Dubois ne L’atto fotografico, in ultima istanza, come segno e impronta di luce.
Tra gli autori presentati chi conosce e ha meditato e prodotto a lungo sulla dimensione contemporanea della fotografia, attraverso numerosi progetti elaborati e la didattica di essa, è senza dubbio l’artista luganese Mariapia Borgnini – il suo lavoro “Universo da tavolo” sembra un’evoluzione della poetica dei momenti in between – quelli non decisivi, non percepiti quasi – fotografati senza un’intenzione precisa. Più immagini – simili tra di
loro, ma sempre offerte in copia unica – raffigurano le briciole che compaiono sulla medesima tovaglia e riflettono sull’intima serialità del mezzo, sulla riproducibilità che è la natura stessa del fare fotografia. Personalmente accosto le immagini ai residui di un discorso non ancora terminato, al non detto e al non consumato, le briciole appunto, e a tutto quell’insieme di gesti che la fotografia non ha potuto registrare. Ancora tracce sono i fotogrammi (ovvero fotografie senza macchina fotografica, ma solo con l’orma dell’oggetto sulla carta sensibilizzata) di Françoise e Daniel Cartier – i
quali, secondo meditate procedure artistiche, cercano di intervenire il meno possibile sul risultato finale e creano delle opere fortemente suggestive – lasciando alla luce naturale il compito e l’azione di completare il gesto artistico. Siano esse le impronte di vestiti o di fazzoletti, il risultato appare fortemente caratterizzato su una monocromia inedita e unica, sempre diversa, a tratti magica e pulsante. Anch’egli presente con un lavoro senza macchina fotografica, Paolo Foletti – scultore, pittore, incisore – indaga sui confini dell’impronta di un corpo femminile sulla carta fotografia in una ricerca che non è solo sul contorno fisico bensì su tutte le questioni ancora aperte della forma – ovvero la gravità, il baricentro, l’equilibrio: tutti concetti fortemente presenti nel complesso dell’opera dell’artista luganese, sempre in perenne tensione tra sé e la proporzione del mondo. Ma si tratta davvero di confini? O siamo più complementari di quanto vogliamo ammettere rispetto all’esterno, all’ambiente sociale, umano e storico che ci circonda? 
Altri conflitti, altre battaglie compaiono nelle nature morte di Gabriele Jardini – frutto di un sapiente e meticoloso lavoro di posa e osservazione, prima di uno scatto che ne determina l’agognata completezza. Quell’attimo che decreta e sublima le fragilità in forza.
Infatti, passando in rassegna l’apparentemente disordinato e casuale universo domestico dell’artista lombardo, notiamo quanto sia composto ossessivamente da frammenti e materiali comuni rotti, ritagliati (onnipresente le forbici curve) ma in una cornice apparentemente integra grazie all’espediente, assai còlto visivamente, del tromp-l’oeil.
D’altronde, Jardini ha alle spalle una formazione musicale classica ed un’attività artistica nella corrente della Land Art che hanno in comune con i recenti lavori fotografici proprio la ricerca dell’armonia e il superamento delle dissonanze. Ma, come spesso accade, l’unità nasce dai frammenti perduti come l’esecuzione perfetta dalla continua ripetizione, dalla conoscenza e frequentazione dell’errore. 
Ultima in ordine di apparizione, la giovane Alessandra Calò (in contemporanea con una personale negli spazi di Cons Arc a Chiasso), qui a Minusio presente con cinque lavori tratti dal progetto Secret Garden: segreto come le fattezze del raffigurato rovesciate nel negativo, mentre l’elemento vegetale, più labile e in trasparenza, appare in seconda battuta, completando la suggestione visiva. Qui la traccia è tutta nel negativo, matrice unica delle immagini di un tempo: generatrice, come la donna, di un universo famigliare e privato, rielaborato in forme rinnovate.
Concludendo, gli artisti in esposizione hanno anche un altro tratto in comune: quello di operare attraverso – anche, e non esclusivamente – la fotografia. Essi compiono ciò in modo originale e non meramente illustrativo, cercando di comprendere ancora oggi – in pieno diluvio di immagini digitali – quali siano le più profonde potenzialità e i limiti del mezzo fotografico, e attestandone al tempo stesso, così facendo, anche la centralità nella società contemporanea.

Gian Franco Ragno
Settembre 2016