ITEN

NYChiasso
La  “metropoli” che non ti aspetti

In mostra alla ConsArc di Chiasso lo sguardo urbano del fotografo Beat Streuli

La mostra con le opere di Beat Streuli in CONSARC/GALLERIA nasce da lontano e precisamente dall’invito che la Biennale dell’immagine gli rivolse nel 2014 per  produrre un lavoro site specific sulla città di Chiasso in occasione della nona edizione del Festival di fotografia.

Streuli è abituato a lavorare nelle metropoli del mondo, dove i suoi interventi sono ospitati nei musei e visibili su grandi architetture urbane e spazi pubblici. Chiasso poteva sembrargli una cittadina troppo piccola e troppo calma. In realtà, già durante la prima visita, l’artista rimane colpito dalla vivacità che si percepisce (era in pieno svolgimento la manifestazione annuale ChiassoLetteraria). Poi, la seconda volta che Beat Streuli torna a Chiasso con la moglie Marie per un’altra serie di riprese, la città è invasa dalla folla di Festate 2014 e da una marea di tifosi che assistono ai Campionati di Calcio in piazza della Posta. Per l’autore, questa cittadina senza vocazione turistica si rivela in realtà in tutto il suo carattere urbano, con una precisa identità di città su un confine.
A 7 anni da queste riprese e dopo più di un anno dall’inizio di una pandemia che coinvolge il mondo intero, ci sembra arrivato il momento giusto per riproporre questi scatti chiassesi di Beat Streuli che saranno accoppiati con i suoi scatti newyorchesi.
Forse il binomio NYChiasso sembrerà azzardato, ma c’é chi dice che la luce di Manhattan è simile a quella di Chiasso.
E noi ci vogliamo credere.

Daniela e Guido


Chiasso Città Di Confine Estate 2014 – 2014

Stampe su dibond 2mm cm 40×50 / 50×60
Ed 1/3
Chiasso Città di confine Estate 2014, 2014, 16′
(estratto – video completo in galleria)

 

Chiasso Città Di Confine Estate 2014 – 2014
Stampa su dibond 2mm cm 40×50 / 50×60
Ed 1/3

Manhattan 17′, 2021
Wallpaper cm 240 x 1230 (particolare)

dalle 11.00 alle 17.00 in presenza dell'autore

Apertura domenica 16 maggio 2021

COVID-19 sono ammessi 15 visitatori con mascherina all'interno

50 visitatori all'esterno

NYChiasso
Beat Streuli

Da molti anni Beat Streuli lavora sui corpi e sui volti dell’umanità contemporanea, su di noi, che siamo gli abitanti del pianeta Terra e ci muoviamo nelle strade e negli spazi delle metropoli e delle città grandi e piccole del mondo globalizzato dall’economia, tutti un po’ simili, guidati dagli stessi consumi e dagli stessi modelli di vita, ovunque viviamo.  Le fotografie e le riprese video che realizza nelle strade danno vita a proiezioni, spesso di grandi dimensioni, con figure in movimento, oppure a gigantesche immagini collocate su billboard, muri, vetrate di musei, edifici, pareti interne ed esterne di università, ospedali, luoghi pubblici, in stretto dialogo con le strutture architettoniche:  le immagini tornano così negli stessi luoghi nei quali le persone sono state riprese, in un rispecchiamento tra vita vera e vita rappresentata, venendo a far parte esse stesse dell’habitat umano. Talvolta invece concludono il loro percorso in stampe fotografiche che stanno sulle pareti di una stanza, offrendosi a una fruizione ravvicinata. Le persone, che sono massa composta di esseri generici e anonimi ma allo stesso tempo individui irripetibili, sono semplicemente riprese mentre camminano o sostano nelle strade. Senza alcuna enfasi retorica, senza ricerca di stili forzati, senza rincorrere momenti speciali della vita, senza cercare accadimenti, ma solo osservando, secondo un metodo essenziale che si rafforza e diventa sempre più esatto nel tempo Beat Streuli costruisce una continua e grandiosa narrazione di stampo seriale del transitare degli esseri umani nella strada, luogo assoluto che appartiene a tutti e a nessuno. Il suo metodo di lavoro è potenzialmente senza fine: una volta fotografate queste figure, le riguarda, le sceglie, le reinquadra e le compone tra loro, quasi un collage, struttura linguistica che ben conosce, in opere assai articolate che parlano del continuo movimento delle esistenze urbane contemporanee. Il susseguirsi delle figure crea una sorta di scrittura, quasi una partitura musicale che dà il via a sequenze fotografiche, alternanze di ombre, luci, colori, proiezioni che hanno il ritmo della strada stessa. Ogni figura appartiene alla massa ma, semplice frammento ritagliato dalla folla, è colta nella sua solitudine. I volti e i corpi ci appaiono ben visibili, unici, quasi sculture nella luce di quel momento, anche se irrimediabilmente omologati dalle leggi delle mode e dei consumi. Sono figure nello spazio pubblico, cellule dell’immenso corpo della città, ma al tempo stesso sono colte in un piccolo momento di vita privata, nell’intimità dei loro pensieri: in questa coincidenza tra pubblico e privato sta la loro verità e la loro contemporaneità.

Roberta Valtorta
Milano, 27 aprile 2021